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curiosità su Venezia

Risi e Bisi

Il "risi e bisi" è una ricetta tipica della tradizione veneta, ottima da gustare nel periodo autunnale ed invernale proprio perchè in questa stagione si trovano i piselli migliori, ingrediente principale di questo piatto.
Definire il risi e bisi non è facile e ancora oggi molti si chiedono se questo piatto molto nutriente appartenga alla categoria dei risotti o delle minestre: nè l'uno nè l'altro! infatti il risi e bisi per essere tale deve risultare una via di mezzo tra tutti e due, cioè non deve essere nè troppo asciutto nè troppo brodoso.
Per quanto riguarda le origini di questo piatto, possiamo dire senza dubbio che fosse un piatto quasi regale infatti era tradizione nella città di Venezia, offrire il risi e bisi, al Doge in occasione del patrono della città San Marco il 25 Aprile.
Nell'800, invece, il grido "Risi e bisi e fragole" (bianco, rosso e verde come il tricolore italiano) era l'equivalente veneziano del "viva verdi" gridato contro gli occupanti Austriaci.

I barbacani e le leggi edilizie

già al tempo della repubblica Serenissima ecco un esempio di legislazione in materia di edilizia. A Rialto alla fine della riva del Vin si puó vedere un Barbacano cosí detto "modello": su di esso é ben visibile la scritta PER LA IVRISDICIOM DE BARBACANI.

 

Questo doveva essere preso da esempio in tutta la città nelle sue misure e forma per quei sostegni lignei che fuoriescono dalle case, per sostenere diciamo le parti "in eccesso" dei piani superiori delle abitazioni. Forse la parola é di origini orientali, fatto sta che questa astuzia edilizia permetteva di aumentare la superficie calpestabile delle abitazioni senza infastidire le strade adiacenti.

La pietra rossa e la peste in Corte Nova

Ecco un'altra leggenda che ha a che fare con la piaga della peste. Nel Sestrière di castello si trova il sotportego di Corte Nova, al cui ingresso è presente una targa a forma di mezzaluna che ricorda dei fatti miracolosi avvenuti per l'intercessione della vergine Maria proprio in quel luogo.

 

Come la maggior parte degli eventi miracolosi, si ricorda l'esortazione di non abbandonare la fede nei momenti più difficili: l'episodio in questione che lascia come testimonianza un masegno (pietra della pavimentazione) di colore rosso, parla di una giovane donna di nome Giovanna che abitava lì nelle vicinanze. Proprio lei durante il periodo della peste nel 1630, per aiutare i suoi vicini a non disperare, realizzò un dipinto raffigurante la vergine con San Rocco, San Sebastiano e San Lorenzo Giustiniani protettori dalle epidemie, lo collocò nel sotoportego e ogni giorno con i suoi vicini di casa della zona si ritrovavano a pregare per essere scampati dalla pestilenza.

 

Miracolosamente le preghiere vengano esaudite e il diffondersi della malattia si placò proprio nelle vicinanze del loro ritrovo di preghiera. Si decise allora di marcare quel punto in maniera evidente con una pietra e marmo rosa di Verona. Ovviamente poi nel corso degli anni questo fatto è diventato leggenda, e dopo varie interpretazioni ancora oggi c'è chi guarda quella pietra rossa come un portafortuna oppure l'esatto contrario.

La caccia al Toro nel carnevale

Seppure non sia così noto ai molti anche a Venezia si organizzava nel periodo del carnevale ai tempi della Repubblica la caccia ai tori. Si organizzava nei campi più grandi della città dove venivano liberati dei tori e dei cani e si assisteva al combattimento tra questi. Durante l'ultima domenica di carnevale ne veniva organizzata una addirittura nel cortile di Palazzo Ducale. L'ultima manifestazione del genere è avvenuta in campo Santo Stefano il 22 febbraio del 1802.

 

Dopo questa ultima "caccia" il consiglio dei 10 agli inizi del 1709 decise di vietare questa pratica e in campo San Rocco venne esposta una targa con questo decreto e poi successivamente nel 1856 venne spostata sulla fondamenta dei cereri (al tempo la confraternita di San Rocco possedeva terreni fino alle vicinanze della chiesa dell'Angelo Raffaele).

I Leoni cancellati

Oltre ai leoni di San Marco che sono ben visibili in tutta la città, ne esistono altri ancora presenti su alcuni palazzi di cui si è voluto cancellarne ogni traccia: sulle case di coloro che parteciparono alla congiura di Bajamonte Tiepolo ( nel 1310), venne scolpito ben visibile il leone di San Marco per identificare quelle famiglie che si macchiarono in questo crimine. Ovviamente appena è stato possibile le stesse famiglie fecero eliminare il bassorilievo e in alcuni casi la "manomissione" è ancora visibile.

 

 

 

Uno dei più visibili si trova nel campo Santa Maria Mater Domini, sulla facciata di Ca Zane, dove si può notare che il simbolo del leone è stato letteralmente "cancellato".

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