Domenica, 09 Agosto 2015 00:00

Biasio luganegher

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Non esiste un veneziano che da bambino non abbia sentito raccontare la storia di Biasio. La sua origine risale al cinquecento veneziano, dove Biagio Cargnio era il proprietario di una locanda, situata al lato opposto del Canal Grande di fronte alla chiesa attuale di San Geremia e Lucia. Era molto famoso in città al suo tempo per la sua produzione del guazzetto, "sguasseto", una specie di spezzatino di carni così delizioso che attirava clienti provenienti da tutta la città. 

La fama della sua locanda era sulla bocca di tutti, tanto che si registrava un afflusso continuo di avventori attirati dal prezzo basso dei suoi prodotti e dall'ottima qualità. Nessuno riusciva a fargli confessare il segreto delle sue ricette.

Il suo insediarsi nel quartiere coincise con la sparizione di alcuni bambini. Essendo l'epoca dei fatti un periodo storico alquanto "selvaggio" ,  non venne data molta importanza a queste "scomparse",  in quanto erano molto comuni rapimenti e morti casuali...le famiglie erano numerose e i genitori indaffaratissimi nelle faccende quotidiane non potevano tenere sempre sotto controllo le sorti dei propri figli.

Un giorno accadde che uno degli avventori preso dalla foga di finire fino all'ultima goccia il suo sguasseto trova qualcosa di duro che proprio non riesce a masticare....sembra un ossicino , ma dopo aver controllato bene si rende condo della macabra realtà : l'osso non può che appartenere senza ombra di dubbio a un bambino. 

Non si sa in quale modo sia stato riportato alle autorità, ma sta di fatto che scattò subito una perquisizione della sua bottega e infine il mistero venne svelato in tutta la sua crudeltà: nella bottega furono trovati i resti dei bambini rapiti da Biasio e poi utilizzati per preparare il suo famoso guazzetto.

Subito Biasio fu tratto in arresto e costretto a confessare i suoi tremendi crimini. La sua condanna è stata altrettanto feroce: legato a dei cavalli , con le mani mozzate appese al collo,  viene trascinato per la città e condannato a morte in Piazza San Marco, decapitato tra le due colonne della piazzetta;  le sue spoglie  verranno poi esposte a monito di quanto accaduto in quattro diversi luoghi della città.  La sua casa e la locanda furono rase al suolo come a volerne cancellare la memoria tanto che a riprova della sua esistenza rimane solo il nome della fondamenta , Riva de Biasio.

La storia di mescola con la leggenda, ma parte di quanto sopra raccontato non trova riscontro negli annali della città e nemmeno nelle registrazioni delle condanne dei criminali. Ma è una storia che si narra da molto tempo e anche alcune filastrocche la ricordano

 

Su la riva de Biasio l’altra sera

so andata col putelo a ciapar l’aria 

ma se m’ha stretto el cuor a una maniera 

che la mia testa ancora se savària: 

me pareva che Biasio col cortelo 

tagiasse a fete el caro mio putelo!

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